Un’altra notte (parte 1) – Fra(m)Menti

Fra(m)Menti

Un’altra notte (parte 1)

Apr
16

  Di nuovo. Gli occhi spalancati, divaricati. Ancora a girarmi e rigirarmi tra le lenzuola, sotto il piumone, con la maglia che diventa come un cappio attorno al mio petto. Attorno alla mia gola.

Che ora potrà essere? Sarà sicuramente presto per cominciare la mia giornata e sarà sicuramente tardi per recuperare quelle ore di sonno che mi servono per poter affrontare al meglio la prossima giornata.

Cosa posso fare? Un’altra tisana? Un’altra camomilla? Un altro film o un’altra puntata della mia serie preferita? No. Rischierei di svegliarla. Per com’è fatta e per quanto mi ama mi starebbe vicino accarezzandomi fino a che non mi addormento tra le sue braccia lasciandola, poi, sveglia.

Sono in un vicolo cieco. Per l’ennesima notte, un’altra notte così. Tra me e me cercando di guardare il soffitto, scrutando gli angoli della stanza e riflettendo sugli sprazzi di luce che entrano e su quello che illuminano. Cosa illumineranno poi? Tutto ha una forma diversa in penombra, sembra addirittura un’altra stanza.

In realtà potrebbe anche essere ed io mi sono finalmente addormentato. Sto sognando, sono in un’altra stanza, quella di un sogno. Purtroppo a differenza dei sogni qui non sta succedendo nulla. Sono ancora con me stesso a cercare di guardare il soffitto e tutto ciò che la fioca luce esterna prova ad illuminare.

Dorme. Per fortuna lei dorme. Sento il suo dolce e lento respiro. Lo sento come fresca aria di primavera che s’intrufola tra le coperte. Lo sento come un sereno, rilassante e continuo movimento di onde leggere. Quelle di un mare calmo estivo. Quel mare che ti aspetta al mattino presto limpido e discreto e che ti accoglie tra le sue minuscole onde. Si, sto desiderando le vacanze estive. Non vedo l’ora, forse lì riuscirò a dormire.

Non so da quanto tempo ormai va avanti questa storia, so solo che ormai sono stanco. Voglio dormire e basta!

Per fortuna non mi sento il peso della vita. Cose del tipo mutuo da pagare, rate da rispettare e cose simili. In realtà anche io sono sommerso da cose da pagare e da fare: affitto; bollette; spesa; pulizie, dato che non abbiamo la tata né tantomeno la colf. Le nostre cose ce le facciamo da noi. Ma, per fortuna questi pensieri non mi pesano perché, nonostante la difficoltà economica sono sereno, di una vita difficile ma serena.

Allora cos’è? Perché non dormo? Cosa mi starà succedendo? Ansia? Crisi di panico? Paura del futuro? Paura del buio? Oppure cose molto più semplici. Ho mangiato troppo? Ho mangiato poco? Troppo vino a cena? Troppo poco? Proprio non capisco.

Intanto silenzio. Penombra. Non ci sono movimenti. Non si sentono vibrazioni di nessun tipo. Ancora io ed io da soli e con entrambi gli occhi spalancati e neanche l’idea di addormentarsi.

Ora ci provo, li chiudo. Non vedo più, già prima quello che vedevo era ben poco: un po’ di armadio, un pò di scrivania, uno sprazzo di davanzale ma ora più nulla. Ancora un po’ di luce la percepisco attraverso le palpebre, quella non ha mai creato problemi al mio sonno. Sono sempre stato un ghiro, una pietra.

Quando si chiudono gli occhi incomincio sempre a vedere strane forme e colori. Angoli, linee, cerchi e altre forme geometriche che si miscelano tra loro formando altri angoli, cerchi e forme geometriche tutte completamente colorate ed in movimento.

Poi comincio anche a sentirla: la musica. Si perché, prima di addormentarmi e con gli occhi chiusi, mi si costruiscono nella mente. Sono strofe, ritornelli e aree con vere e proprie orchestre. Tutto in modo armonico e ritmico come la più completa sinfonia. Ovviamente rimane tutto lì, prima dell’apertura di un occhio, e nel momento in cui apro anche l’altro tutto svanisce. Quasi non rimane neanche il ricordo del pensiero.

Saranno i residui di una vita spericolata, di un pasto pesante, di un bicchiere di troppo o del mio cervello che non si ferma mai ed è sempre lì a macinare cose su cose. O forse era meglio farsi un altro bicchiere oltre quello di troppo.

Di nuovo aperti e completamente sveglio. Insopportabile. Ma ora ho deciso, basta: mi alzo. Quanto meno vado al bagno, mi bevo un sorso d’acqua, forse mi depuro.

Con calma mi giro e, contemporaneamente, alzo la coperta. Faccio molta attenzione cercando di scoprire solo me, non voglio svegliarla né tantomeno farle prendere freddo. Seduto mi infilo gli infradito e mi alzo sforzando solo i muscoli delle gambe per non muovere il materasso. Come se stessi ancora lì.

Il suo respiro è regolare, lento e dolce come l’aria piena di pollini di fiori di pesco. Il suo corpo è quasi nascosto ma riconoscerei la sua forma sotto qualsiasi coperta e nel buio più intenso. Né sento il profumo.

Con calma, attenzione e silenzio faccio il giro cercando di non prendere in pieno all’altezza del ginocchio il tavolino che si trova alla base del letto e cercando, soprattutto, di non prendere il letto facendolo ondulare tipo scala mercalli e rendere vani i miei sforzi di non svegliarla.

Guardo cercando di afferrare tutte le luci che ho intorno per prendere in pieno l’apertura della porta e non la porta stessa. Non vorrei rendere vani i miei sforzi svegliando il palazzo con l’urlo dello spigolo in piena faccia, contro un piede o contro qualcosa di più prezioso.

La sento, abituatomi al buio la vedo e con forza e coraggio l’attraverso. Sono al di là, sono in cucina. A breve sarò in bagno e potrò finalmente accendere una luce senza essere perseguitato dal pericolo di urto, di vita o distruzione.

Giro sulla sinistra, la lucina dell’interruttore della ciabatta elettrica mi fa da guida. So che tra un passo c’è uno scalino ed alzo la gamba cercandolo. Sembro un cane che cerca la migliore posizione per il suo relax ma, d’improvviso lo trovo e ci salgo su. Cammino, mi rigiro e tasto. So che sulla mia destra ci sono gli interruttori. Lo sò, non posso sbagliare. Click!

Ok! Ci sono! La luce! Il bagno, il mio bagno. Ma ora che sono qui? Che fare? Non mi serve il bagno, non c’è neanche un orologio per vedere che ora sia. Già che mi trovo qui faccio come se fossi a casa mia. Battuta del cavolo: sono a casa mia.

Relax, lavandino, lavata di viso, di capo, asciugatura, guardata di specchio, guardata nello specchio, mioddio…sono completamente normale, niente occhi rossi da assonnato, niente occhiaie da sonno perso, come se non avessi più il bisogno di dormire e come se non avessi la necessità di recuperarlo. Incredibile!!!

Continuo a guardarmi, non ci penso più. Proviamo a tornare indietro, con calma, mettendo tutto a posto e cercando di non prendere nulla di storto dopo lo spegnimento di queste luci che sono riuscite a guidarmi. Magari la passeggiatina mi ha fatto bene, mi ha stancato e posso finalmente addormentarmi.

Luce uno, specchio: spenta. Chiudi porta: chiusa. Luce due, cucina: spenta. Buio. Cammino. Lentamente. Molto lentamente. Gli occhi non si sono ancora riabituati. Scendo lo scalino e pian pianino vedo nella penombra. Cammino, due passi. Cammino ed è lì, aperta, di fronte a me. Ci sono passato prima ma ero troppo preso dal fare attenzione ma in realtà è sempre stata lì. La porta dell’altra stanza è aperta e sento. Non vedo ma sento, tutto.

Rimango qualche secondo fermo nel buio, impietrito col mio cervello tra le mani che pulsa. Che fare…? Entro…? Vedo cosa…? Ma se poi…? Luce…? No, quella sicuramente no, mi farei scoprire. Allora…? Ok, rimetto il cervello a posto e continuo, ho deciso di entrare. Un passo per volta, felpato e silenzioso. Mi affaccio alla porta e, finalmente, vedo.

(continua…)

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