Il neurone – Fra(m)Menti

Fra(m)Menti

Il neurone

Mar
30

 Mr. Pig prende il balzo, si aiuta con la ormai lenta rete del suo letto da una piazza e mezzo ed in uno scricchiolio di molle si mette in piedi. Fuori la temperatura non è tanto fredda e, ricordandosi dell’attimo di freddo preso prima nello scoprirsi pensa che forse sono state le coperte a muovere l’aria ed a fargli dimenticare cosa potesse fare lì in quel momento, in quell’attimo di tempo tra i tempi.

La corsa è molto veloce, per quanto possa essere veloce una corsa di una persona appena sveglia che inizia a fare i conti con la sbronza della sera prima. Perché sì, Mr. Pig comincia a ricordare, lentamente. Ed eccolo lì, il primo ricordo di bicchieri alzati poco più su la propria testa e colori, odori e suoni cominciano a mischiarsi come i cocktail della sera prima.

Ma non c’è tempo, non né è rimasto molto!

Senza guardarsi attorno più di tanto e col pacco stretto tra le mani punta la porta a pochi passi da lui e, aprendola continuando a smuovere aria fresca, esce. Di fronte a lui una porta a vetri illuminata gli fa luce nel corridoio semibuio facilitandogli la strada verso una seconda porta sulla sinistra della prima, anch’essa a vetri ma buia.

Mr. Pig è sicuro nel suo correre, sa perfettamente quale porta scegliere anche se, per un solo piccolo istante, esita. Ma lui sa come muoversi e, con disinvoltura e sempre col pacco tra le mani, si dirige verso la porta buia aprendola ed aprendo davanti a sé la porta della stanza più rilassante di ogni casa: il bagno.

Con sapienza, senza girare gli occhi nella ricerca, trova l’interruttore ed accende una piccola luce al centro del soffitto che apre davanti ai suoi occhi una stanza stretta e lunga con poggiati sulla sinistra dapprima una vasca completamente cementata tra pavimento e parete laterale, un lavandino, un bidet, tutto in fila come in un negozio di articoli sanitari. In fondo, di fronte lui, di fronte i suoi occhi, lì, nella penombra della stanza, un po’ scintillante ed un po’ nascosto, la tazza, fedele compagna del risveglio. La porta gli si chiude dietro con una spinta automatica della mano ed in due passi è sopra, seduto su quella tazza che sembrava distante un’infinità, tempo scandito dalla pressione della vescica piuttosto che da un orologio che in alto scandisce a suon di martellate i secondi di utilizzo. In quell’attimo prima di cedere a madre natura tutto se stesso, in quel momento in cui decidi di lasciarti andare ed aprire il rubinetto biologico, la scintilla. Come una lama che entra nel cranio ed attraversa il cervello tanto da fargli girare la testa, si sveglia il neurone, quello ancora poggiato sulla calda schiena della ragazza sdraiata nel letto che, finalmente, era riuscito a raggiungerlo in bagno. Ed ecco finalmente il primo ricordo e pensiero sensato del risveglio: “sono a casa mia!”.

Come per incanto ed un po’ per magia il rilassamento di Mr. Pig è totale e completo, riesce a rimanere seduto per un po’ più di tempo dato che in casa sono ancora tutti sonnecchianti o dediti alla loro rianimazione.

Stare lì seduto nudo, con un po’ di aria fresca che gli accarezza il petto e quasi gli smuove i peli, lo aiuta a concentrarsi. Non per eliminare tutte le tossine che ha accumulato in dodici ore di attività frenetica ma a ricordare e rivivere gli attimi che lo hanno portato a stare lì, con due corpi, uno rossicio ed uno completamente bianco sdraiati nel suo letto.

“Dunque!”, si dice tra se come se dovesse parlare da un palco, impettito, a migliaia di persone e convincerle della sua buona fede politica o delle sue idee interplanetarie. “Cominciamo da capo: sono uscito dal lavoro e sono tornato a casa. Cosa che sto facendo da troppo tempo e proprio alla routine non ci sono abituato”. Perché Mr. Pig ha finalmente trovato lavoro, nella sua città dopo oltre quindici anni di assenza e sono ormai due settimane che ha iniziato a sedersi ad una scrivania praticamente tutti i giorni.

“Entrato a casa ho incontrato A., I. e C. che preparavano la cena. I. stava preparando il pane e gli hamburgher fatti in casa e, con comodità, sono andato in camera per mettermi a mio agio. Mi sono sdraiato un po’ sul letto dopo essermi tolto le scarpe e mi sono addormentato. Ok, fino a qui ci siamo!”.
( to be continued )

J.W.

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